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Treno della memoria 2026

Un viaggio di otto giorni tra memoria, silenzi e domande: i nostri studenti diventano testimoni consapevoli, perché ciò che è accaduto non accada mai più.

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Il Treno della Memoria non è stato solo un viaggio, ma un passaggio interiore: un cammino condiviso che ha trasformato luoghi di morte in una responsabilità viva, affidata oggi agli occhi e alle voci dei nostri studenti.

Un viaggio che cambia lo sguardo

Otto giorni tra strada, ostelli, teatri e luoghi della Shoah hanno intrecciato fatica, silenzi, domande, commozione.
Dal momento della partenza fino al rientro in Italia, 24 studenti del nostro Istituto hanno sperimentato cosa significhi viaggiare non da turisti, ma da testimoni in formazione, dentro un percorso che unisce conoscenza storica ed educazione alla cittadinanza attiva.

L’arrivo a Cracovia sotto la neve ha subito restituito il senso di comunità: la sistemazione in ostello, le prime passeggiate, la cena condivisa hanno creato quel clima di fiducia che ha permesso a ciascuno di mettersi in gioco,  con le proprie emozioni e fragilità.

Cracovia: tra bellezza, memorie e domande

La visita guidata alla città vecchia e al quartiere ebraico ha fatto incontrare ai nostri studenti la bellezza delle strade di Cracovia e, insieme, le tracce delle vite spezzate.
Nella Sinagoga Remuh, tra lapidi, simboli ebraici e preghiere sussurrate, molti hanno percepito concretamente che dietro ogni nome c’è una storia, una famiglia, un volto, e che la Shoah non è un capitolo lontano ma una ferita ancora aperta nella memoria europea.

Commemorazione nella piazza principale di Cracovia

Il passaggio al campo di Plaszow ha segnato un primo cambio di atmosfera: lo stesso terreno che si calpesta racconta ciò che spesso i libri non riescono a restituire fino in fondo, e il silenzio dei ragazzi, più di ogni parola, ha detto la difficoltà di fare i conti con l’orrore organizzato.

Visita al campo di concentramento di Plaszow

 

Schindler, il ghetto, il teatro: l’empatia che si impara

La visita al Museo della Fabbrica di Schindler e al ghetto ebraico ha mostrato la storia da un’altra prospettiva: quella della scelta umana, nel bene e nel male.
Le sale del museo, le ricostruzioni delle strade del ghetto, le immagini d’archivio hanno fatto emergere domande su cosa significhi obbedire, resistere, rischiare la propria vita per salvarne altre.

Targa commemorativa di Oskar Schindler all’ingresso della fabbrica

In serata, lo spettacolo “Strade di pietra” messo in scena da Itaca Teatro ha aggiunto una dimensione emotiva ancora più intensa.
Attraverso il linguaggio del teatro, i ragazzi hanno incontrato la persecuzione anche verso chi era colpito “due volte”: per la propria identità, il proprio orientamento, la propria diversità, comprendendo come ogni totalitarismo nasca dall’annullamento dell’altro.

Auschwitz e Birkenau: il peso del silenzio

Il cuore del viaggio è stato il giorno dedicato alla visita ai campi di Auschwitz e Birkenau, preceduto dalla partenza da Cracovia e accompagnato da un clima di attesa raccolta.

L’ingresso al campo di concentramento di Auschwitz

Varcare il cancello, camminare tra i binari, osservare i blocchi, i resti delle camere a gas, gli oggetti personali esposti nei musei ha reso tangibile l’enormità di ciò che spesso viene riassunto in poche righe nei manuali.

Campo di sterminio di Birkeanu

Durante il momento di commemorazione, ognuno ha trovato il proprio modo di stare in quel luogo: chi scrivendo poche frasi su un taccuino, chi stringendo una mano, chi semplicemente lasciando scendere le lacrime.
In quel silenzio condiviso, i ragazzi hanno compreso che la memoria non è solo ricordare il passato, ma assumersi la responsabilità di vigilare oggi contro ogni forma di antisemitismo, razzismo, discriminazione.

Gli ultimi giorni, dedicati all’assemblea di gruppo e all’assemblea plenaria, hanno permesso di mettere in parole ciò che era stato vissuto e visto.
Nelle condivisioni sono emersi smarrimento, rabbia, tristezza ma anche gratitudine, consapevolezza nuova, desiderio di impegnarsi perché quanto accaduto non venga ridotto a una “celebrazione di rito” una volta all’anno.

Prima dell’assemblea plenaria

Il rientro in Italia non ha chiuso il viaggio: lo ha rilanciato dentro le nostre classi e la nostra comunità scolastica.
Come scuola, sentiamo ora ancora di più il compito di accompagnare questi giovani a trasformare l’emozione in pensiero critico, in parole, in gesti quotidiani di rispetto e di difesa dei diritti umani, perché il Treno della Memoria continui a viaggiare, ogni giorno, attraverso le loro scelte.